Eccoci di nuovo qui con “Le Cronache Rosa di Cinnie Maybe”. Per i prossimi numeri di questa rubrica, ho deciso di dedicare la mia attenzione a due personaggi secondari che hanno conquistato i cuori dei lettori in “I Will Marry Harry – Gli Imprevisti dell’Amore”.

Infatti, da oggi e per una serie di appuntamenti, lasceremo la parola a Jenna, la fornitrice di fiori speciali dei Kensington Gardens e a Noah, il giardiniere farfallone, che ci racconteranno cosa è successo tra loro prima dell’arrivo di Viola nello staff dei giardini. Il loro rapporto travagliato è stato sicuramente oggetto di curiosità da parte dei lettori, quindi immergetevi in questo primo capitolo della storia che ci racconta un po’ dei due personaggi. Buona lettura!

 

1.
Jenna

Sono arrivata a Londra in un freddo pomeriggio di febbraio. I miei genitori avevano deciso di ampliare il business della fornitura di fiori speciali, specie delicate o rare che arrivavano da ogni parte del mondo, e Bibury, nel Gloucestershire, iniziava ad andarci stretto.

Il giro di affari si era ampliato notevolmente da quando Camilla Shand-Windsor, la Duchessa di Cornovaglia, era incappata nel nostro vivaio durante una gita alle Cotswolds e aveva portato all’attenzione della famiglia reale la nostra attività. Prontamente, il Principe del Galles aveva chiesto a Ascott di mettersi in contatto con noi e nel giro di qualche giorno abbiamo firmato il contratto che ci promuoveva a fornitori ufficiali per gli splendidi spazi verdi dei Kensigton Gardens. Ricordo che io e i miei genitori abbiamo riletto quel contratto mille volte, tanto era l’incredulità di essere arrivati addirittura a servizio di sua Maestà.

Sognavo di trasferirmi a Londra da quando ero soltanto una ragazzina, solo che poi ho studiato botanica a Cambridge e dopo la laurea mi sono buttata a capofitto nell’azienda di famiglia, senza possibilità di spostarmi di lì. È per questo che, non appena i miei hanno cominciato a ragionare sul fatto che forse avremmo avuto bisogno di un punto di appoggio anche nella capitale, mi sono offerta di occuparmene. So che per loro è stato un gran sacrificio lasciarmi andare, nella mia famiglia sono l’unica ad avere le competenze per gestire l’azienda, mio fratello Arthur si limita a sistemare i fiori sugli espositori del vivaio, ma sia io che loro avevamo bisogno di una dimostrazione: io di far vedere loro cosa ero capace di fare lontana da casa per la nostra azienda, loro di capire se il nostro business poteva davvero funzionare anche nella capitale, soprattutto per un cliente così prestigioso come la famiglia reale.

Ricordo che la prima cosa che ho fatto quando è stato ufficializzato il mio trasferimento, è stata andare dal parrucchiere e tagliare i lunghi capelli biondi in un pixie cut molto più adatto alla mia nuova vita da londinese. Ho lasciato Bibury senza il minimo rimpianto; a conti fatti erano più le cose a cui preferivo dire addio che quelle che mi dispiaceva lasciare: una migliore amica che comunque si sarebbe trasferita a breve a New York per gestire una società di eventi, un ex fidanzato che continuava a tampinarmi chiedendomi un’altra possibilità dopo avermi tradito per anni, e un appartamento minuscolo ricavato da un vecchio magazzino di farina. Sicuramente mi sarebbero mancati i tetti grigi e spioventi delle case e i prati verdi della campagna inglese ma l’idea di vivere nella scintillante Londra aveva occupato i miei sogni fino a quando un taxi non mi aveva lasciata per la prima volta a Piccadilly Circus, quando avevo solo otto anni.

Quel pomeriggio di febbraio, la stessa macchina nera mi lasciò nei pressi di Covent Garden, dove i miei avevano affittato un magazzino vicino all’area del mercato che sarebbe diventato il nostro punto vendita e di riferimento per i fiori qui a Londra. Avevo appuntamento con Ascott Jennings per la consegna del primo ordine soltanto il mattino successivo, quindi potevo occupare il resto della giornata a sistemare il nostro magazzino e il minuscolo appartamento a Hammersmith che ero riuscita ad affittare senza spendere troppo per l’affitto.

Nel magazzino c’erano già diverse specie differenti di fiori che i miei avevano fatto arrivare qualche giorno prima di me. Avrei gestito tutto da lì e per il momento mi sarei occupata solo delle forniture dei Kensigton Gardens, consegnando di persona tutte le partite di fiori che mi sarebbero state richieste. Per gli altri clienti di Londra, ci sarebbero stati altri corrieri che avrebbero fatto la spola da Bibury, per noi l’importante era offrire un servizio impeccabile a sua Maestà e alla sua famiglia e per riuscirci, preferivo fare tutto personalmente.

Dopo quattro ore nel magazzino e dopo aver dato una sistemata, decisi che non ero ancora stanca abbastanza per andarmene a letto, così entrai in un pub non distante da casa. Ricordo perfettamente l’odore di buona birra, mischiato a quello di whiskey scozzese e anche il vociare delle persone sedute ai tavoli. Mi guardai intorno alla ricerca di un posto dove stare in pace ma gli unici posti a sedere disponibili sembravano quelli al bancone. Mi avvicinai esitante e presi posto su uno degli sgabelli alti in pelle scura.

Era strano essere lì da sola; non avevo mai avuto grandi comitive di amici ma per bere una birra c’era sempre Sarah, la mia vicina di casa, o mio fratello. Invece ora ero a due ore da casa, senza nessuno con cui scambiare due chiacchiere e in preda all’euforia per il nuovo lavoro che sarebbe iniziato l’indomani.

«Una media chiara, per favore» chiesi al barman.

«In effetti è proprio quello che ho pensato quando ti sei avvicinata al bancone. Questa ragazza è una media chiara.»

Una voce alla mia destra colpì la mia attenzione. Apparteneva a un ragazzo altissimo, con un ciuffo sugli occhi castani e un cappello a bombetta sulla testa, che si avvicinò a me con un sorriso allegro. Fu proprio quel sorriso a evitare che lo mandassi al diavolo.

Non ho mai creduto al colpo di fulmine ma in quel momento rimasi proprio così, folgorata. Sentii le guance infuocarsi e sperai davvero che il tipo, che si spostò dal suo posto e si sedette sullo sgabello accanto al mio, non se ne accorgesse. Ero un disastro con i ragazzi, ero sempre stata poco espansiva e tendevo a ritrarmi quando una persona mi piaceva; questo molto spesso favoriva le mie amiche, che erano molto più disinvolte di me e non ci pensavano due volte a fare le smorfiose con i rappresentanti dell’altro sesso, molto spesso a mio discapito: era successo spesso che mi soffiassero da sotto il naso il ragazzo che mi piaceva solo perché erano più espansive di me e riuscivano a rompere il ghiaccio e a buttarsi, così io restavo con l’amaro in bocca e il rimpianto di non aver fatto qualcosa di più. Anche in quel momento esitai, non ero completamente certa di cosa rispondere, perché era ovvio il suo intento di attaccare bottone. Per quanto mi avesse colpito tantissimo, era comunque uno sconosciuto, poteva avere intenzioni poco nobili. Una vocina nella mia testa però mi sussurrò che ero a Londra, avevo iniziato la nuova vita che avevo sempre desiderato, quindi era il caso di mettere da parte la vecchia Jenna e iniziare a costruirne una nuova, non meno vera di quella che ero sempre stata, ma più coraggiosa.

«Pensa che io invece ho pensato “chi è questo rimorchiatore seriale che non sa come attaccare bottone in modo originale?”»

Il ragazzo altissimo sorrise e due deliziose fossette gli si formarono agli angoli della bocca.

«Che ci fai qui tutta sola?»

«Potrei chiederti la stessa cosa.»

«Ma io non sono una donzella sperduta.»

«E chi ti dice che io lo sia?» chiesi, mentre il barman mi porgeva la mia media chiara.

«Ne porti una anche a me Tom? Ho voglia di brindare.»

Lo guardai, aggrottando le sopracciglia ma senza riuscire a trattenere un sorriso.

«E comunque, si vede lontano un miglio che non sei di qui.»

Ecco, quindi nonostante tutti i miei tentativi di darmi un tono e sembrare una londinese, ancora si capiva perfettamente che venivo dalla campagna.

«E da cosa, di grazia?»

Il tipo prese la sua birra e la fece tintinnare alla mia. «A noi due» brindò, prima di riprendere a parlare. «Sei la ragazza più carina di tutto il pub. Non ne vedo spesso qui di tipe come te, ma hai gli occhi incantati di chi vede tutto questo per la prima volta.»

Sapevo di essere arrossita di nuovo. Quello era il complimento più buffo e carino che avessi mai ricevuto.

«Be’, grazie. In effetti, sono arrivata solo oggi in città.»

«Affari di cuore o di lavoro?»

Ingollai un po’ della mia birra, prima di sorridergli e rispondere di nuovo.

«E a te cosa importa?»

Il ragazzo fece spallucce. «Perché se sono affari di cuore, non ti lascerò il mio numero. Se invece sono affari di lavoro, posso sentirmi libero di scrivere su questo sotto bicchiere le cifre che poi memorizzerai sul tuo telefono, per chiamarmi e venire qui insieme la prossima volta.»

Mordicchiai il labbro inferiore per cercare di trattenere un sorriso. Era incredibile come mi piacesse flirtare con uno sconosciuto senza sentirmi nemmeno un po’ in imbarazzo.

«Ma tu fai sempre così?»

«Nah, solo con le belle ragazze che arrivano a Londra da chissà dove, prendono una media chiara e portano i capelli come i tuoi. A proposito» disse togliendosi il cappello. «Questo ti starebbe alla perfezione, te lo regalo.»

Mi infilò la bombetta e poi tirò fuori una penna dalla giacca.

«Allora, affari di cuore o lavoro?»

«La seconda.»

«Stasera è proprio la mia serata fortunata, allora.»

Scrisse rapidamente sul sottobicchiere, poi me lo allungò e mi diede un rapido bacio sulla guancia, al quale ovviamente non ero preparata e che mi fece immobilizzare.

Mi lasciò lì senza che nemmeno me ne rendessi conto, approfittando del mio stordimento, lasciandomi solo il suo cappello e un sottobicchiere con su scritto il suo numero con una grafia disordinata.

«Ehi, aspetta! Non so nemmeno il tuo nome!»

Ma il ragazzo altissimo si era già allontanato e vista la gente che si era accalcata nel pub, non riuscii più a vederlo.

Non lo avrei mai chiamato, ma sorrisi e infilai il sottobicchiere nella borsa, sistemandomi meglio il cappello sulla testa.

Non male come prima sera a Londra.

Chissà però quale era il suo nome…

Fine ?

Chissà chi era il misterioso ragazzo che Jenna ha incontrato nel pub? E si rivedranno? Chi può dirlo. Lo scopriremo magari nelle prossime rubriche. Intanto, vi ricordo che se volete saperne di più di Jenna e Noah ma anche e soprattutto di Viola e Harry, potete trovare I Will Marry Harry – Gli imprevisti dell’Amore in tutti le librerie (se non lo trovate sugli scaffali, chiede al libraio di ordinarlo) e negli store digitali, in cartaceo ed eBook.

 A presto!

Cinnie