Controllo che le bottigliette d’acqua e i bicchieri siano ben allineati, in attesa che i miei protagonisti arrivino e si facciano torturare dalle mie domande. Il fatto che abbiano accettato mi sconvolge, perché non sono due persone a cui piace condividere emozioni e segreti, o semplici pensieri.

Guardo l’orologio, costatando che l’ora è giunta, e con somma sorpresa, la porta del piccolo studio si apre.

CJ e Margot entrano, una sorridendomi, l’altro salutandomi con un cenno del capo. Non lo biasimo, dopo quello che gli ho fatto passare. Li faccio accomodare, e schiarendomi la voce, do il via alle domande a cui ho pensato per giorni. Non sarà facile, ma divertente di sicuro. Spero solo non mi venga un attacco isterico prima della fine.

Ciao ragazzi e grazie per essere qui.

CJ: Non è che avevamo molta scelta…

M: Shh.

Partiamo da una domanda facile: chi siete?

M: Inizio io, forse è meglio. Io sono Margot Price, ho 27 anni e al momento lavoro come barista in un locale.

CJ: Io sopravvivo come posso. L’età è solo un numero e sono un ex galeotto.

*Margot gli tira una gomitata*

Sapevo che non sarebbe stato facile. Iniziamo subito con la prima domanda spinosa: quanto mi volete bene?

*Silenzio*

*Ancora silenzio*

M: Voler bene non è il termine adatto. Diciamo che non ti odio… non del tutto.

CJ: Io avrei preferito essere partorito dalla mente di qualcun altro, magari capace di rendere la mia vita accettabile nel giro di un centinaio di pagine.

Bene. Prossima domanda: cos’è la prima cosa che avete pensato quando vi siete incontrati?

M: Che avrebbe portato solo guai, infatti così è stato. Ho un sesto senso per queste cose.

CJ: Tu… un sesto senso? Ma se hai serie difficoltà a inquadrare anche tuo padre!

M: Pensa ai fatti tuoi e rispondi alla domanda.

CJ: Va be’… Io la prima cosa che ho pensato è stata che avevo avuta una vera botta di culo. Peccato che invece mi sbagliavo alla grande.

Se tornassi indietro cambieresti qualcosa?

CJ: Oltre all’autrice, intendi?

M: La smetti di fare lo scorbutico? Ora capisco perché Stefania ti ha fatto passare le pene dell’inferno. Sei insopportabile.

CJ: Qui avrei qualcosa da ridire, ma va be’.

M: L’unico fatto che cambierei, tornando alle cose importanti, è che me ne sarei andata da quel paesino molto prima, così da evitare un sacco di problemi.

CJ: Grazie per avermi dato del problema… L’unica cosa che cambierei? Eviterei di innamorarmi per la prima volta.

M: Sì, bravo! Così non ci sarebbe stata nessuna storia!

CJ: Appunto…

Okay… Qui si sta divagando troppo. Qual è un pregio e un difetto dell’altro?

CJ: Adesso inizio io. Un pregio penso sia la tenacia. Qualsiasi cosa le succeda, accetta il momento di disperazione ma poi si rimbocca le maniche e va avanti a testa alta. Non si piange addosso, e per una ragazzina è fondamentale. Per il difetto è più difficile… ne ha così tanti che non so proprio quale scegliere!

*Sguardo truce di Margot*

CJ: Okay. Il difetto che più mi ha infastidito è la tenacia. Perché per quanto vada bene per andare avanti, le ha impedito di capire quando era il momento di gettare la spugna, di non tormentarmi, di lasciarmi fare le mie cose senza il suo fiato costante sul collo.

M: Adesso tocca a me, credo tu abbia già detto troppo. Il difetto peggiore di CJ è l’incapacità di comunicazione. Lo so che è comune alla maggior parte degli uomini, ma lui è chiuso come un forziere dentro a una grotta segreta sommersa di acqua. Comunicare è alla base della socialità, e lui non sa come si fa… Un pregio, invece, è… ci devo pensare, non è facile, perché non ne ha molti.

*CJ sogghigna*

M: Ecco, ci sono. Il pregio che più apprezzo è la coerenza. Quando lui decide una cosa la porta a termine. Se decide che non vuole più vedermi, poi si presenta fuori dalla mia finestra. Se lui dice che dobbiamo stare lontani, poi mi bacia. Quindi direi che la coerenza è il suo pregio migliore…

CJ: La simpatia l’hai lasciata a casa del tuo ex?

Stop! Prossima domanda: la scena che vi è piaciuta di più? Senza grossi spoiler, altrimenti nessuno comprerà il libro.

M: Io ho amato la sera di Capodanno. Quella secondo me compensa tutta la fatica che mi hai fatto fare. Tornassi indietro la rifarei mille volte, non so se mi spiego.

CJ: Ti spieghi benissimo, non serve che continui… La mia, invece, è quando sono entrato in camera tua passando dalla finestra. Non credevo di essere ancora così agile, data la mia età.

Ultima domanda: perché qualcuno dovrebbe leggere la vostra storia? Cos’avete in più rispetto alla miriade di storie d’amore che vengono pubblicate ogni giorno?

M: Semplice! Quello che ci rende speciali è che il nostro non è un amore canonico. La nostra storia abbatte lo standard che vuole rappresenta l’amore come l’incontro di due anime gemelle destinate a stare insieme. L’amore può essere altro, lo stesso lieto fine può essere diverso.

CJ: Sinceramente non so cosa possa spingere qualcuno a interessarsi alla mia storia e a quella di Margot, però sono d’accordo con lei. Si trova la storia di due persone che nel bene o nel male si sono aiutate a uscire da un passato distruttivo, che si sono trascinate verso la libertà meritata da ogni essere umano. La libertà individuale batte l’amore, a mio avviso.

M: Detto da un ex galeotto non può essere che vero.

Bene, direi che abbiamo finito. Non è stato male! Pensavo vi sareste presi a sberle prima della conclusione. Vi ringrazio per avermi degnato della vostra presenza, so che siete molto impegnati con le vostre vite.

CJ: Esatto, quindi questa sarà l’ultima volta, lo sai?

M: Non fare lo stronzo.

E grazie a voi che avete letto questa intervista. Spero che questi due non abbiano rovinato il vostro interesse per Sbarre di seta e ghiaccio, nel frattempo vi saluto e vi chiedo di avere pietà di me.

Stefania.

 

Sbarre Di Seta E Ghiaccio

«Solo gli stupidi non cambiano» disse con un’alzata di spalle. «Questo sono io, non il ragazzino scapestrato e arrogante che ero un tempo… Anche tu sei cambiata, non credi?»
Margot non ne era così sicura. Non bastava affermarsi indipendente per cambiare quello che era. Si sentiva ancora inadeguata, sbagliata, senza speranze. Aveva il lavoro che desiderava da sempre, ma non sembrava essere sufficiente. In più, lo stava perdendo, stava perdendo la possibilità di affermarsi ed essere autonoma.
Stava tornando indietro, alle origini di tutto.

Abbandonata dalla madre, Margot vive sola col padre e coltiva la sua passione per il cucito frequentando una scuola serale per sarte. La vita procede senza intoppi, in un piccolo paese che le sta stretto, finché suo padre non decide di dare lavoro a un uomo appena uscito di prigione. CJ non ha un posto dove andare e approfitta dell’opportunità, motivato anche dal suo proposito vendetta: il suo primo amore, infatti, è l’ex dell’uomo che gli sta offrendo aiuto. Affrontare il passato non sarà facile per entrambi, perché le vecchie ferite tornano a sanguinare quando si cerca di uscire dal pantano in cui l’esistenza finisce inevitabilmente e le relazioni divengono soffocanti. Le apparenze ingannano, ma ancora di più i legami, di cui spesso è difficile capire il vero senso. Margot e CJ reinventano loro stessi, cercano soluzioni, si aggrappano alla possibilità di conoscersi l’un l’altro, ma non è detto che la soluzione sia a un passo da loro, perché la vita non è mai semplice, tuttavia entrambi sanno che non possono fare a meno di viverla fino in fondo.