Sono una donna diversa

Nel 2018 non avrei mai pensato che scrivere un romanzo di genere romance potesse appassionarmi davvero. Sono cresciuta a pane e gotico, ho sempre parlato di mostri, quindi credevo di sentirmi come un pesce fuor d’acqua. Questa sensazione mi ha perseguitato durante la stesura dei primi capitoli. Dico: andiamo avanti, perché il protagonista maschile, Mitja – profondamente ispirato a Misha Collins, perché ero in fissa con lui e la sua storia in quel periodo – mi ispira davvero tanto. Per Lilian ammetto di aver improvvisato molto, inserendo la maggior parte delle mie caratteristiche e dandole la mia visione del mondo. Considerate che ho scelto un paesino nel Tennessee, uno di quelli immobili e mezzi spopolati per poterlo raffrontare con Polverigi. Un posto dove se la gente pensa che sei quadrato, quadrato rimani. Un luogo dove se arriva uno straniero con un tenore di vita strano, la gente inizia a farsi film di ogni genere.

Ci sono passata in prima persona.

Ho amato uno straniero che sembrava sceso dalle stelle e sapeva fare magia, anche se in modo completamente diverso da Mitja. È una storia triste e non voglio parlarne ora che stiamo raccontando cose belle.

Avrei potuto costruire una realtà più agevole sia per Mitja che per Lilian, darle un successo strepitoso, soldi a palate e sarebbe stato anche divertente, credo, ma non è nelle mie corde. Non sono contro gli stereotipi, anzi, chi li sa gestire bene tira fuori ottime storie. Io, però, se devo parlare di realtà, preferisco farlo fino in fondo, senza scorciatoie. Ho preso sul serio la posizione dei miei personaggi, ho costruito un mondo verosimile e adeguato al contesto e l’ho sviluppato, tenendo conto dei vincoli del possibile.

Sono la prima a esagerare e parlare di scoppi di magia, trasformazioni, mostri seducenti che divorano le persone, ma non sopporto quando un personaggio di un libro ambientato nella vita reale ha tutto il successo del mondo senza motivo. Passatemelo: ci sono dei protagonisti maschili che sono belli, hanno tutte le donne ai loro piedi, il lavoro che va una bomba e.. beati loro, devo dire. Non riesco proprio a calarmi in questi panni, non mi appartengono.

Io ho bisogno di un personaggio che rispecchi emozioni vere, sia positive che negative. Che non sia né buono né cattivo, ma sia vero. Vero, con qualche difetto e con dei punti di rottura. Sia i protagonisti che gli antagonisti di tutte le mie storie sono personaggi da comprendere, poliedrici, pieni di aspetti che ti spingono a domandarti chi è quello che ha ragione.

In Lilly e il Vagabondo questo elemento è ancora più forte: anche i “cattivi” della situazione, intesi come coloro che mettono i bastoni tra le ruote, sono persone. Persone con pregi e difetti, indole realistica che tiene conto del contesto in cui sono cresciuti e in cui agiscono.

È stato molto interessante riportare su carta lo spaccato di vite vere,vite che ho osservato di persona: per esempio, la signora Talbot ha il carattere di una mia vicina. Barbara è vagamente ispirata a mia madre.

Scrivere è terapeutico, scrivere è un modo per affrontare quello che ti fa male, criticare quello che non ti piace e trasmettere quello che la vita ti ha insegnato. Lilian cresce molto in questo libro – che è stato riscritto da capo – quindi c’è poco della versione del 2018, l’ho rifatto nel 2020 e faceva un caldo assassino. Sono diventata una donna diversa, una scrittrice diversa e il personaggio di Lilian è cresciuto con me. Sono molto fiera di quello che siamo entrambe diventate.

E Mitja?

Mitja è nato per la mia passione estetica per il Castiel di Supernatural, ma anche lui è diventato tutt’altro rispetto al personaggio della prima stesura. Mitja è una persona a pezzi che cerca di ricostruire se stesso, partendo dalle ceneri di ciò che ha perduto. In un primo momento pensa di dover mettere da parte i sogni, ma capisce che non riesce a farne davvero a meno. Mitja rappresenta un aspetto molto importante della mia vita: quello del sognatore che non riesce mai a smettere di esserlo. Quando ho iniziato a scrivere romanzi, nel 2014, speravo di finire sugli scaffali delle librerie italiane. Sono passati sette anni da allora, sette anni di alti e bassi, sette anni di grandi soddisfazioni e di periodi difficili, sette anni in cui ho pensato di mollare più volte, ci ho persino provato, quando stavo molto male, ma non ce l’ho mai fatta. Ed eccomi qui, come Mitja, a cercare di regalare magia a chiunque ne voglia un po’. I miei numeri di prestigio sono fatti con le parole e spero riescano a incantare comunque.

 

Nat

 

 

 

Lilian Dawson è nata e cresciuta a Townsend, una cittadina del Tennessee, ai piedi delle Smoky Mountains. Assieme a sua madre Barbara, gestisce il Second Hand, un negozio di abiti di seconda mano. È abituata a vedere sempre la solita gente muoversi nella cornice invariata di un paese che non accetta di cambiare. Vivere sullo stesso binario da una parte le dà sicurezza, ma dall’altra la porta a pensare che il mondo ha molto di più da offrire, oltre i confini mai esplorati del luogo in cui si trova. È curiosa, ma non troppo da spingersi al distacco.

È Mitja Zacharčenko a portare il mondo di fuori a Townsend. Ex illusionista ucraino, reduce da una vita intera di viaggi ed esibizioni in lungo e in largo degli Stati Uniti è tornato in Tennessee per chiudere un capitolo difficile del suo passato e ricominciare una nuova vita. Compito arduo, visto che la gente di Townsend non è pronta ad accettare la presenza di una persona diversa, con uno stile di vita impensabile.

Al contrario degli altri, però, Lilian si avvicina a lui, attratta dall’alone di mistero e magia che lo avvolge. Non si lascia spaventare dalle cicatrici che Mitja porta sul cuore né dal giudizio con cui la comunità tenta di schiacciare entrambi e separarli.