Chi sono?

Me lo hanno chiesto talmente in tanti, e ogni volta ho raccontato una storia diversa! Non che io sia una bugiarda, per carità: non è così che sono stata cresciuta. La mia famiglia mi ha inculcato a viva forza disciplina e precetti importantissimi… C’è però da dire che i miei parenti non hanno mai vissuto quello che ho vissuto io, ed è facile sorridere e mostrare sincerità quando la tua esistenza non è mai andata al di là di un orlo sdrucito.
Ma sto divagando.

Chi sono?

Sono Rya Niva, principessa di Temarin, sorella della regina Alsisia (e sfido chiunque a dire che avere Alsisia per sorella sia una cosa facile. Ve la immaginate l’ansia spasmodica di vivere accanto alla perfezione fatta persona? Il sapere che, per quanti sforzi tu faccia, non riuscirai mai… non dico ad eguagliarla, ma neppure ad avvicinarti!).
Prima che diciate qualunque cosa, vorrei fare una precisazione.
Lei mi devasta. Mi destabilizza puntualmente. Ho appena sostenuto che fosse difficile viverle accanto, stare nella sua ombra. È vero… ma era anche comodo. Alsisia… Alsisia è (era?) il mio porto sicuro.
E questo perché mia sorella è me-ra-vi-glio-sa. Credetemi. È talmente facile lasciarsi conquistare da lei! Per tutta la vita non ho desiderato che assomigliarle in tutto, ben sapendo che non ci sarei mai riuscita. E il mio terrore più grande era quello di dispiacerle.
Pensate che, quando eravamo in mezzo alla gente, noi due, fianco e fianco… be’, io somigliavo più a lei che a me stessa. A tal punto vivevo in simbiosi!
Oggi le cose sono un po’ cambiate. O forse, chissà, a essere cambiata sono io, mentre lei… lei è sempre la stessa: pura e perfetta in ogni situazione. Dove cammina, fiorisce la primavera.
L’amavo. Di più: l’adoravo. Avevo il suo nome sempre sulle labbra. Prima di agire, mi domandavo cosa avrebbe fatto o pensato Alsisia in quella stessa situazione. Parlavo addirittura al plurale, talvolta: io e lei, lei ed io. Due farfalle chiuse nello stesso bozzolo (il suo).
Era tutto, per me.
E poi, era regina di Temarin.
Io ero solo l’altra, nata e cresciuta per rimanere nell’ombra, tipico destino delle figlie secondogenite… almeno, fino a quando Blodric Herrand, il potente sovrano di Idrethia, non mi ha chiesta in sposa.
Fino a quel momento, non interessavo a nessuno, non contavo granché. Improvvisamente, poi, sono diventata un bene inestimabile, la pedina da muovere con oculatezza sulla scacchiera.
Tutto poteva accadere, per me. Il futuro mi si presentava roseo. E roseo è stato veramente.
Fino a una certa notte.

Comunque:
sono nata e cresciuta a corte, per me non poteva esistere un altro mondo. Il mio unico orizzonte era costituito da mia sorella, che seguivo come un’ombra. L’altrove più lontano che riuscivo a concepire erano i giardini ben curati di Temarin, che terminavano con le alte mura costruite solo per proteggerci.
Non che ne avessimo bisogno, in realtà.
Mio cugino Strevj diceva sempre che nessuno avrebbe mai potuto battere un Niva: eravamo semplici mercanti, un tempo (parlo di qualche generazione fa); siamo diventati sovrani grazie a matrimoni oculati. Adesso regniamo su Temarin e stendiamo le mani sull’Idrethia.
Non è cosa da poco.
Insomma, da quando sono piccola non ho sentito dire altro che “Quanta forza d’animo posseggono i Niva… Per un Niva niente è impossibile… I Niva si adattano a ogni situazione e, da ogni situazione, sono capaci di trarre il meglio…”
È quello che ho cercato di fare io quando mi sono trovata nei guai. E contate, tra l’altro, che i Niva sono sempre stati una famiglia compatta, mentre io dovevo agire e pensare da sola.
Non dimentichiamo, poi, tutto quello che ho imparato grazie a Nemi. Sul momento, magari, sembrava che i suoi insegnamenti mi entrassero in un orecchio per uscire immediatamente dall’altro.
Ma non è così. Noi Niva abbiamo un’ottima memoria. Metabolizziamo, conserviamo tutto. E, al momento buono, recuperiamo queste informazioni e ce ne serviamo.
Fino a quella particolare notte, comunque, la mia vita è stata priva di scossoni. Il mio problema maggiore era non gualcire il vestito ed essere come Alsisia mi avrebbe voluta (una copia di sé). E lo trovavo giusto. Naturale.
Non potevo concepire un’altra esistenza.
Perciò, potete immaginare come sia stato per me ritrovarmi improvvisamente a Mejixana. Da sola. Io, che non ero stata sola in tutta la mia vita!
Non avevo mai avuto freddo o fame, non avevo mai nemmeno saputo cosa significassero quelle parole. E, anche se lo avessi saputo, non mi sarebbe importato.
Oggi vedo le cose in modo diverso.
Vivo in un luogo diverso. Non posso dirvi quale, sono tenuta al silenzio. È un prezzo che pago volentieri. Ma vi confesso che, nonostante tutto, non tornerei indietro.
Qui ho tutto quello che mi serve.
Qui. Ovunque sia.